Il Museo del Computer, l’occasione di toccare la storia dell’Informatica

Quando il Presidente di ASSI, Massimo Ragni, mi ha chiesto se mi potevo occupare di approfondire i rapporti con Il Museo del Computer, ho pensato che fosse un’attività di tipo istituzionale da instaurare con un Ente Benefico volto alla conservazione di Macchine Elettroniche del passato e ho accettato, lo devo ammettere, con un pacato entusiasmo.

In realtà non avevo ben chiaro cosa fosse un Museo del Computer (ho visitato qualche Museo della Scienza dove c’è sempre un padiglione o una sala dedicata all’Informatica), per cui con un po’ di curiosità sono andato a sfogliare il sito del Museo “http://www.museodelcomputer.org”, che non brilla certo per la grafica (ma come si può leggere dal sito stesso: “Il nostro non è un sito d’immagine, non è un sito per fare colpo”).

Ho letto con attenzione la presentazione del Museo e poi ho deciso di contattare direttamente le persone che hanno dato vita a questo ambizioso progetto. Dai contatti seguiti, anche se solo via mail, ho capito cosa stava dietro a tutto questo: la Passione e l’Entusiasmo.

La Passione di volontari che cercano di salvare dalla distruzione (o dallo smaltimento e recupero ecologico per essere più corretti) interi patrimoni di informazioni (e noi che lavoriamo nell’ambito dei Sistemi Informativi, conosciamo bene il valore dell’informazione) che non sono solo le macchine (Hardware) ma anche il software, la documentazione tecnica e le riviste di settore.

L’Entusiasmo di chi non si arrende all’ineluttabile passare del tempo in una società che crea e distrugge tecnologia con ritmi forsennati, di chi prende la propria auto e compie viaggi di centinaia e a volte migliaia di chilometri solo per poter recuperare e salvare un pezzo raro.

Il risultato di questa incredibile, quanto smisurata attività, si trova in capannone dismesso e ristrutturato nell’area industriale di Camburzano (BI) dove vengono portati, ripuliti, rimontati, restaurati, catalogati e, quando possibile, messi in funzione interi sistemi. Stiamo parlando di migliaia (l’ultima stima è di oltre 8.000) di apparecchiature, di migliaia di riviste e volumi, software, schede tecniche, foto, ecc., in buona parte già catalogate.

Queste macchine sono state in funzione presso Aziende o Enti pubblici, utilizzate per anni da migliaia di persone come loro quotidiano strumento di lavoro; queste macchine hanno permesso alle aziende di condurre la loro attività, conservando ed elaborando le informazioni necessarie.

Questo patrimonio di tecnologia e conoscenza, senza l’intervento del Museo, andrebbe perduto; le macchine verrebbero smontate e distrutte, la loro ‘memoria’ sarebbe riportata solo da Wikipedia con qualche foto magari in bianco e nero. Invece troviamo queste macchine ancora fisicamente presenti e molte di loro ancora ‘vive’ e funzionanti.

Il tutto gestito con la passione, l’entusiasmo, la determinazione e la fatica di volontari che hanno dato vita ad una Fondazione ONLUS, riconosciuta a livello nazionale, con l’obiettivo di diffondere la conoscenza di questo immane patrimonio raccolto e di ricercare e catalogare, come degli archeologi, altri sistemi, materiali e documenti che “grazie” alla veloce obsolescenza tecnologica aiuta tantissimo a mantenere viva la passione e a non far mancare il lavoro.

Il Museo, nella sede a Camburzano (BI), sta per essere reso agibile per l’apertura al pubblico al momento la visita è solo su appuntamento.

Tutta l’attività della Fondazione e del Museo è basata esclusivamente sul volontariato, quindi la Fondazione è alla continua ricerca di persone che possano dedicare anche poco tempo alle innumerevoli attività, anche da remoto, come ad esempio catalogare i volumi per la biblioteca, redigere le schede tecniche degli apparati presenti sul sito, contribuire alla redazione della periodica newsletter, seguire le comunicazioni sui Social Media, ecc.

Viene quindi richiesta la disponibilità di volontari che vogliano condividere assieme la passione e l’entusiasmo di chi già opera.

Come tutte le Fondazioni che si basano sul volontariato e sull’auto finanziamento, vi è la necessità di ricevere fondi per sostenere le spese di conduzione del Museo e di poter attivare le missioni di ‘salvataggio’ su tutto il territorio nazionale.

L’ultima importante iniziativa in ordine di tempo è quella del recupero e salvataggio di una TAC degli anni 70 per il quale la Fondazione ha aperto una campagna di fundraising (https://fundrazr.com/salviamolatac) per raccogliere le risorse necessarie. Tale salvataggio è stato definito come “Una delle missioni più incredibili per il Museo del Computer”. ASSI ha deciso di dare in suo contributo nel fare in modo che questa missione vada a buon fine.ebdd25340ec14731a23e383cab096883_large-3

Per concludere, ho potuto, navigando per il sito, ritrovare macchine su cui ho iniziato la mia carriera ‘digitando tasti su una tastiera’ (un mainframe IBM 4381, un AS400 B35 e un HP3000). Sistemi scomparsi dalle aziende anche vent’anni fa e che è possibile ritrovare nel Museo non solo nel catalogo on line ma, in modo ancor più sorprendente, funzionanti presso il Museo.

Riflettendo, non penso si tratti solo di nostalgia per un mondo ormai scomparso: l’informatica è una scienza che ha quasi un secolo e conoscere la storia di ciò che è stato prima di Internet, degli iPhone, dell’IoT e dei Social ci può aiutare a capire dove stiamo andando.

Esattamente come quando visitiamo un museo storico, il Museo del Computer ci mostra le nostre origini e ci deve far prendere consapevolezza della lunga strada percorsa e di cosa dovremo affrontare nel prossimo futuro (anche se sembra impossibile guardando quelle macchine enormi, piene di cavi, di monitor ingombranti e tastiere pesantissime).

Luca Beltrami – Consigliere ASSI

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